Go to Top

GLI SMARTPHONE FANNO DIMENTICARE I FIGLI

Rapiti dai nostri smartphone, sottraiamo attenzione ai nostri figli. Basta guardarsi attorno per capirlo, ma ad attestarlo, ora, arriva anche una ricerca del Boston Medical Center, condotto da Jenny Radesky e pubblicato sulla rivista “Pediatrics“. I ricercatori si sono recati in alcuni locali dell’area urbana di Boston per esaminare le dinamiche comportamentali tra genitori e figli di 55 nuclei familiari durante il consumo dei pasti: in 40 casi è stato riscontrato l’uso di un dispositivo mobile da parte degli adulti e, tra questi, un terzo li ha usati per l’intera durata.

Alcuni bambini apparivano indifferenti rispetto a questo comportamento e continuavano a consumare i loro pasti in silenzio. Altri invece erano più irrequieti e cercavano di richiamare l’attenzione dei genitori provocandoli insieme ai fratelli, ad esempio cantando ad alta voce.

È accaduto anche che i genitori abbiano dato al bambino un gadget elettronico per tenerlo occupato.

Secondo Jenny S. Radesky, che si occupa di pediatria comportamentale dello sviluppo e autore principale dello studio “la conclusione emersa dallo studio è che abbiamo bisogno di rimuovere completamente questi dispositivi quando siamo con i nostri figli”.

Per Giuseppe Riva, Docente di Psicologia e Nuove Tecnologie della Comunicazione presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, intervistato da La Stampa, “accade sempre più spesso che le persone impieghino tablet e smartphone per mantenere i loro rapporti lavorativi. Grazie alla diffusione di questa tecnologia viene meno la distinzione tipica dei tempi e degli spazi della vita quotidiana. Il momento della relazione familiare non è più separato nettamente da quello riservato al lavoro. Non di rado, peraltro, il fenomeno della tecno-dipendenza riguarda più gli adulti che i giovani”.

Ma preferire il cellulare e le app ai propri piccoli può produrre conseguenze di notevole portata, soprattutto nella prima infanzia: “Il bambino – aggiunge Riva – sviluppa una dimensione di identità attraverso il rispecchiamento con l’altro. Con il contatto fisico e visivo impara a conoscere se stesso e l’altro. È mediante il rapporto tattile e visivo che definisco i miei confini. Far mancare questo aspetto potrebbe mettere a repentaglio il corretto sviluppo della sua identità”.

Che dite, non è il caso di provare a lasciarli da parte, almeno ogni tanto? Anche perché, come ci ricorda questo video di qualche anno fa, “i bambini vedono, i bambini fanno”.

)

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Close
Segui la Filanda anche su Facebook