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DISABILI, UNA ZAMPA TESA DAGLI ANIMALI

La storia di Francesca e del suo Light raccontata dal Corriere della Sera (clicca qui per leggerla) sta facendo il giro d’Italia e sta commuovendo moltissime persone. E ha riportato l’attenzione su un fenomeno sempre più diffuso, quello cioè dell’utilizzo degli animali nella terapia e nell’assistenza della disabilità. Come spiega Claudio Arrigoni, nel suo Blog su Invisibili, «non si tratta solo di “pet therapy”, che porta a un miglioramento di stima, autonomia, capacità psicomotorie e consapevolezza delle proprie possibilità e dei propri limiti. Quella è già una grandissima scoperta. C’è ancora di più. Gli animali possono anche dare un supporto pratico».

Quindi non solo pet therapy (clicca qui per approfondire l’argomento).

Ovvio, il primo pensiero va ai cani guida per i non vedenti. Ma non solo. Come racconta ancora Arrigoni «negli ultimi anni si è compreso quanto gli animali possono essere supporto per chi ha bisogno in ogni tipo di disabilità, non solo uno splendido aiuto nella terapia». I cani possono infatti essere di ausilio fondamentale per il raggiungimento dell’autonomia del disabile fornendo un aiuto pratico per fare cose che risultano troppo faticose, come raccogliere un oggetto caduto senza rischiare di cadere dalla carrozzina, portare il telecomando del televisore al padrone senza farlo alzare dal divano, portare una lattina, accendere dispositivi.

Un cambiamento che, però, come sottolinea Arrigoni, non è ancora giustamente riconosciuto: «I cani da assistenza non sono riconosciuti per i disabili fisici. Non possono entrare ovunque, come avviene giustamente per i cani guida, e non possono essere scaricate le spese. Eppure sono indispensabili, come per le persone cieche». Che aspettiamo per cambiare rotta?

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