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BAMBINI VIVACI O MALATI DI IPERATTIVITA’?

Dove finisce l'estrema vivacità, in un bambino e dove inizia il disturbo di comportamento?  Come capire se ci si trova di fronte a una patologia, vale a dire l’ADHD (sindrome da deficit di attenzione e iperattività)? È una questione molto dibattuta, perché la diagnosi di questi disturbi è difficile. Negli Stati Uniti ben otto bambini e adolescenti su 100 hanno una diagnosi di Adhd. Non solo: il ricorso ai farmaci (molto controversi: metilfenidato e in alcuni casi l'atomoxetina), rispetto alla psicoterapia, è molto frequente perché i costi sono meno elevato. Una recente ricerca, pubblicata sul Journal of Health Economic e condotta su 12mila bambini americani ha rivelato però che il 20% dei 5 milioni di bambini americani diagnosticati come iperattivi non lo sono affatto. Questo accade perché spesso, in realtà, le manifestazioni di disagio del bambino non sono che segnali di allarme, per situazioni di difficoltà emotiva e relazionale che nascono nel contesto familiare e scolastico, quindi non sono patologie. Gli esperti identificano almeno tre tipologie diverse di iperattivi: i disattenti, dove prevale il deficit di attenzione; gli impulsivi, che tendono ad essere più aggressivi; e i combinati, che presentano entrambe le caratteristiche. Si tratta di una sindrome molto complessa, che colpisce più i maschi delle femmine (il tasso di incidenza è di 5 a 1), con tantissimi fattori scatenanti e spesso associata ad altri tipi di disturbi come i disturbi della condotta e dell’apprendimento. Per questo la diagnosi è molto difficile, per questo ci vuole estrema serietà, delicatezza. Per questo più i genitori sono informati, meglio è. Di questa delicata materia si parlerà martedì 20 maggio, alle 21, nell'ultimo degli incontri , della serie “La prevenzione corre sul filo” a cui parteciperanno un pediatra e un neuropsicologo della sede di Cernusco del Centro Diagnostico Italiano

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